Musa Mediterranea

MAKE-UP: Angela Di Giovanni, RaLook Makeup & More

HAIRSTYLING: Angela Di Giovanni, RaLook Makeup & More

STYLIST: Angela Di Giovanni, RaLook Makeup & More

PHOTO: Camilla Fortunato Photography

MODEL: Agata Di Bella

 

Backstage

 

Una giornata dai tempi febbrili, scandita a più riprese.

Un lavoro iniziato alle 12.30. Il briefing, le idee che si intercettano, i commenti, le valutazioni portate da casa insieme alla valigia dei cambi e alle contraddizioni di un caldo che di arenarsi non ne ha punto voglia.

 

Siamo io, Davide, direttore commerciale dell’Accademia, Raluca, Camilla, la fotografa e Agata, la nostra musa.

L’aria sfrigola mentre gli sguardi già si comprendono. Siamo ancora poco in confidenza, eppure entusiasti, consapevoli che l’accadimento prossimo ci vedrà raccordati in un unico slancio.

 

Alle 14.00 si parte con la prova abiti. Sulla faccia di Agata si affastellano i volti di donne dalle radici diverse. Passiamo da Frida Kahlo agli anni ’80, in cui le chitarriste di Robert Palmer marchiano l’epoca di ‘Addicted to love’.

La vorremmo cortigiana la nostra modella, seduttrice inconsapevole, novella Salomé per cui perdere la testa. Ma ahimè, i tempi, troppo stretti, non ce lo consentono. Appuntamento solo rimandato.

 

La scioriniamo Esmeralda, zingara dal cuore gitano; poi come la Loren, ‘Ieri, oggi e domani’ accanto a Mastroianni. Una geisha ‘de noantri’, infine, ce la intercetta nei panni di Malena, che tra i vicoli di Siracusa si lascia spiare attraverso gli occhi del cineasta Tornatore. A non più di nove anni di distanza, ci ospita ancora il regista, nella sua Bagheria, facendoci dono di uno spicchio di sicilianità.

 

Eccola, l’idea. Ora la possediamo. Non rimane che tradurla in carne viva attraverso il volto dai lineamenti mediterranei che lo specchio ci rimanda. Il lavoro è a quattro mani, alternato. Io mi occupo dei capelli mentre Raluca pensa alla base.

La pelle, ambrata, chiama i toni dell’oro. Ricorda i giochi arabescati dei mosaici di Piazza Armerina. I lineamenti, regolari, descrivono già i chiaro-scuri. La luce sulla parte centrale del viso; le ombre a ripercorrerne la tridimensionalità. 

 

Un soffio di cipria e ci scambiamo di ruolo. Sui boccoli appena educati Raluca immagina una coda morbida, bassa, da impreziosire con un fermaglio gioiello.

Sugli occhi parto tirando la matita, verificando insieme a Camilla, passaggio dopo passaggio, se la resa del colore è quella desiderata.

 

Imposto la mezzaluna, ‘spingo’ con lo scuro la rima cigliare. Per la palpebra mobile riservo sfumature sabbiate, che lascio scivolare lungo tutto il canto interno e poi, a guisa di intuizione, sotto l’arcata. Voglio immaginarla scomposta, vagamente febbrile la nostra Malena…

Così per le ciglia mi avvalgo di un mascara nero, pernicioso. Niente artifici, la forza è reale, avvalorata dalla linea delle sopracciglia, adulterate di poco grazie al tratteggio di ombretto e matita. Grigio e tortora si miscelano in un unico timbro. Niente linee nette. La nostra è una giostra di illusioni.

 

Sulle guance appena una traccia di fard. In realtà ci avvaliamo di ciprie perlate. Calde, avvolgenti come l’aria che ci circonda.

Agata è quasi pronta per i primi scatti. Sulla bocca niente rossetto. Non ora. Le conserviamo candide, sporcate di fondo, illuminate da un ombretto perlato. Lo stesso che riserviamo per braccia, gambe e décolleté.

 

Sono quasi le 17.00 quando si inizia a scattare. Senza sosta ci inoltriamo da location a location, suscitando negli spettatori inconsapevoli curiosità e ammirazione...

Cambio di scena. Cambio costumi. E anche i toni sabbiati intercettano tinte più intense, adatte al nuovo look e al calar della sera. Oro e amaranto per gli occhi. Rosso, intenso, sulle labbra. 

 

E’ scalza la nostra eroina. Sinuosa, scolpita dai raggi che filtrano dalle finestre, inerpicata in spazi esigui. Ha caldo, la spruzziamo di acqua termale.

Poi è in strada, in mezzo alla gente. Vera professionista, nulla la tocca.

Sciogliamo i capelli. Poi di nuovo raccolti… ci muoviamo con lo spirito di una carovana primordiale, guidati dall’istinto, intuitivi. 

 

Ed eccola, la scalinata dei dubbi e delle perplessità. Troppa folla. Che confusione! E invece no. E’ un punto a favore. La sottana nera, lo scialle, le rose… ogni particolare segna gli scatti come fossero schiaffi, e l’intensità è tutta condensata nel contrasto delle immagini. 

 

Più vera del vero, la nostra Sicilia. Ci piace pensarla così, perché nonostante la fretta - sono quasi le 20.00 -, i ritmi convulsi, la tanta stanchezza, ci racconta la dimensione del bello, in cui luoghi, tempo, emozioni,

intercettano un linguaggio riconoscibile ancorché universale.