Ritratto di Signora

BEAUTY STORIES - "RITRATTO DI SIGNORA"
MUA & HS:
Angela Di Giovanni
MODEL: Arianna Ferraresi

 

Scheda Trucco - Backstage


ll lavoro svolto su Arianna è il riflesso di molteplici suggestioni. Il volto lascia lo spazio ad imprevedibili letture, per cui individuare quella calzante, se da una parte poteva apparire immediato, non era poi così scontato.
L’immagine che lo specchio continuava a riflettere ci aveva indirizzato, in un’intuizione iniziale, verso un make up incentrato sugli occhi. Del resto sono così espressivi che è difficile non rimanerne rapiti. Ma proseguendo nell’osservazione ci siamo resi conto che la vera forza di questa ragazza è nei ‘silenzi’. Lei esprime senza parlare. E questa sua apparente fissità introduce alla porta delle idee quell’aura decadente di cui sono stati capaci scrittori come Baudelaire o Flaubert. Si scomoda persino alla mente un flebile afflato di viscontiana memoria.
Così siamo partiti, con la volontà, sia pur modesta di noi artigiani dell’illusione, di riproporre un’istantanea rubata nel tempo. Di introdurre gli occhi dello spettatore alla nostra insolita scoperta…
L’ovale un po’ allungato ci ha subito condotto alla scelta di un fondo chiaro, in questo modo anche le linee del viso risultano ammorbidite. Leggero nella texture, si è accompagnato a correttori che catturassero la luce: sotto gli occhi, in orizzontale, sulle tempie, nell’intersezione delle guance, stando ben attenti a non indurire ulteriormente lineamenti che già parlano da adulti. Questione di piglio.
Il mento lo abbiamo ombreggiato, come pure la punta del naso e la zona sottostante le labbra. Pionieri di un linguaggio antico come il mondo e sempre nuovo cercavamo dolcezza, senza voler rinunciare alla fermezza.
La polvere di riso - e cos’altro del resto? - ha cadenzato il passo verso la lavorazione degli occhi. Una base di matita nocciola, a contrasto con l’azzurro delle iridi, per sottolinearne la languidezza. Poi ombretti malva, lavanda, marsala, mauve… come rubati dalla tavolozza di un pittore, ne hanno pennellato l’espressione.
Pensate che le dame dell’800 arrivavano al punto di ingerire veleni come la Belladonna o l’Atropina pur di recuperare quelle occhiaie che noi tutte oggi disprezziamo!
E’ vero che, ragionando in termini correttivi, avremmo dovuto indirizzare la ricerca verso un allungamento orizzontale, ma era troppo golosa l’idea di recuperare l’aria perduta che ha caratterizzato il XVIV secolo. Pertanto abbiamo insistito sulla rima inferiore. Toni scuri nella lettura esterna, avorio all’interno per aprire lo sguardo. L’eye-liner, appena accennato e spinto all’ingiù, ha sottolineato una volontà ormai consapevole. Mentre sulle ciglia, finte, abbiamo posizionato, ad intermittenza, gocce di gloss, un po’ a rievocare quel trucco ‘a perla’ che caratterizzerà, con un intento similare, gli anni ’30.
Man mano che il lavoro prendeva corpo domandavamo incuriositi e provocatori ad Arianna: “Ti ci vedi? Ci usciresti con questo trucco? Pensi che ti appartenga?”
…e quasi sorridevamo sornioni mentre la osservavamo studiarsi, dettaglio per dettaglio, alla scoperta della nuova sé che il riflesso le proponeva.
Questa sua capacità di parlare senza dire ci ha infine portato alla scelta, per la bocca, di tinte importanti. Volevamo dar fiato alle parole che quasi supplicavano di uscire senza trovare il rumore. Ci divertiva l’idea di andare a stuzzicare corde ancora inconsapevoli. Ecco allora che abbiamo puntato su un rosso cardinalizio. Cupo. Profondo. Alleggerito al centro da un ombretto dorato, nel recupero di una corposità, anticamera di una sensualità ancora tutta da scrivere.

“… gli sarebbe piaciuto che ella non avesse nulla di suo, tranne la graziosa apparenza. Ella aveva sempre saputo di avere troppe idee…”.

Henry James